A.M.
alda merini dice "il paradiso del poeta è la sua poesia, il suo sogno, il suo grande amore, è il suo delirio amoroso, è il suo spazio, ogni poeta ha il suo paradisio e quando vogliono toglierlo e costringerlo a vvere una vita normale che il poeta diventa un'anima dannata."
non so a chi si riferisse la poetessa dei nidi neri, ma nella mia mente queste parole suonano come la verità assoluta del mondo intero.
è una condanna maledetta, non vedere e non percepire la bellezza in ogni forma eccetto quei pochi istanti di poesia.
La vita normale crea anime dannate. ripensiamo a boudleir, a tutti i poeti decadentisti che cercavano ostinati un piacere che andasse al dilà del semplice sorriso: droghe, sesso, edonismo, estetismo, ogni eccesso.
E' cosi, non sai cosa si prova finchè non lo vedi con quegli occhi che ti negano il maledetto, che ti negano il nomignolo della depressione, attua solo dalla morte della serenità, dagli insulti di un'intelligenza effimera del genere umano, dal metarialismo spregevole della società odierna.
nessuno ha mai vissuto l'epoca della tecnologia e la potenza della morte, cosi vicina, cosi semplice e cosi impetuosa.
il sogno cerca di dimenticare il suo delirio amoroso, ma soffre, diventa incubo, cerca imperterrito il lasciarsi andare dell'acqua ma annega di continuo, è più forte la paura del macigno del peccato primordiale piuttosto che l'effimera ebrezza delirio.
la genetrice delle anime dannate
ostenta piaceri fuorvianti dal riso
droga, sesso, alcool, piacere, eccesso.
il maledetto nega gli occhi casti di un'anima
lucente.
depressione.
insulti di un'intelligenza effimera
di un materialismo spregevole
di una società amara.
la morte impetuosa appare incubo
negli occhi dell'ingenuità
che dimentica il sogno e
porta con sè il macigno del peccato primordiale
piuttosto che
l'effimera ebrezza del delirio.