l'uruguajo.
alla mia sinistra montevideo in tutte le sue forme. dipinti che indicano "oficina", "telefonia", "coca cola", colorano il sud america con grandi sorrisi. tutto sembra più semplice, anche le multinazionali si adattano a questo sole: la kimko possiede l'officina più brutta di roma, l'adidas mostra i suoi marchi come il mercato dei parioli e la ford è la più bella fiera dell'usato. tutto si adatta alla semplicità stagnante della popolazione uruguaja ingenua e splendente. la strada lievemente asfaltata pone la sua presenza grazie alle palme che salgano nei cieli azzurri per ammirare la diversità della gente che risiedi qui a montevideo.
abbandono piano piano la città, piccoli segnali di cartelli mi impediscono di pensare alla civilizzazione negata degli uruguayani. è buffo come gli umani siano così uguali e così diversi.
l'europa oggi è il mio inferno, tutto ciò che ho imparato fino ad ora è servito al nulla, sono solo più timorosa e più preparata al peggio.
racconterò di un episodio buffo che metterà a nudo l'intelletto europeo.
durante la notte sud americana ho preso il taxi. uscita dall'aereoporto mi sono sentita preda, mille avvoltoi si prostituivano con la loro macchina per raccimolare pochi pesos, che in un modo o nell'altro, portano avanti la loro vita. in quel momento mi sono sentita invasa e rubata.
dopo mezz'ora di proposte, sguardi malfatti, ignoranza ad oltranza ho deciso di salire sulla macchina di lucas. papà da 8 anni, uomo semplice e ricco di socializzazione. in questo periodo voglio cambiare la mia vita e lui, il destino mi ha parlato per vie nascoste da lucas: un suo carissimo amico italiano è uno scrittore. scrive del sud america. tra tutti i tassinari ho scelto colui che portava con se la letteratura.
arrivata finalmente a destinazione pago lucas e lo ringrazio moltissimo per avermi lasciato il suo numero del cellulare per qualsiasi evenienza, pago 90 pesos, pongo nella mano dell'onestà 100 pesos e la mano torna con 10 pesos. non ho pensato che quello fosse il resto. nella mia diabolica mente ho pensato che lucas avesse cambiato 100 pesos in un nano secondo con 10 pesos.
chiarito il disguido la vergogna mi ha corroso l'intestino. il mio corpo era simile a quei mozziconi di sigaretta che ho trovato nel posacenere della macchina gialla e nera. usati, puzzolenti e finiti.
la nostra generazione è preda del timore. non siamo più capaci di apprendere la bontà e il senso del bisogno. è difficile uscire da questa concezione, però con coraggio e determinazione si può fare.
quando un uruguajo mi guarda, sorrido, magari sta semplicemente pensando che sono bella.