Quelle due stronze.

Pubblicato il da aliceciango.over-blog.it

E' da tanto che non lo faccio. Seduta dinnanzi l'accogliente scrivania batto di nuovo i tasti ascoltando qualche nota di un'artista italiano. In questi momenti di luce soffusa sono egoista, non mi interesso di nessuno, non pretendo neanche che gli altri mi capiscano. E' un momento mio, è un momento di vita. 

 

Ah, mi alzo, mancano gli occhiali, cambio perfino sedia questa nuova è troppo rigida e troppo nera, non si addice alla debolezza del momento.

 

Sono strani i momenti di debolezza, sono dei grandi mattoni che hai sul petto tutta la vita, ti abitui a questa pesantezza quando essi necessitano di ascolto. 

la cura è ascoltarli per continuare a portare sul petto i macigni della vita. I miei mattoni sono immensi, quasi improponibili da portare 24 H, eppure sono qui di nuovo, seduta a parlare di me, ad analizzarmi, a sfogarmi, a capire la vita, a guardare l'esistenza su di un'altra prospettiva. Non mi fermo mai, non sono mai stanca di osservare la vita da più punti. 

Anzi, mi emoziona, è per questo che vale la pena vivere. 

In questo modo vivi e non sopravvivi, la tanta agonizzante paura di restare ferma mentre tutto intorno a te si muove. Non sono chiusa nelle mie paure e nei miei limiti, cerco di sconfiggere tutto con una sciabola più alta di me e più affilata di coltello da macello, cerco il nuovo stagnante, guardo l'innovazione rivolta sempre nella stessa direzione. E' complicato e forse anche improponibile per qualcuno. 

Me ne rendo conto, appunto sono egoista, non pretendo che nessuno mi capisca, pretendo solo di restare sola. 

La solitudine ti spiana la strada, la solitudine è una grande amica perchè ogni volta che l'ho incontrata mi ha suggerito il cammino da intraprendere. E' stata anche una grande nemica, è stata la compagna dell'ansia, facevano comunella quelle due stronze! 

Oggi la solitudine permette di concentrarmi sui meandri del mio cervello, mi permette di conciliare vita sociale-me. 

Forse soffro un pò di schizzo-frenia: da una parte il desiderio di una libertà impossibile, di una felicità a tratti, di emozioni bellissime e irripetibili e dall'altra il desiderio di una tranquillità statica, una perenne serenità. Lotto sa sempre tra queste due anime. 

La solitudine in questa grande guerra si schiera nella libertà fittizia, accompagnata dall'ansia, mi ricorda di non impazzire, di non uscire dagli schemi socialmente ammessi. In questo contesto forse dovrei ringraziare l'ansia, in fondo mi permette di non impazzire, mi ricorda di vivere in tranquillità, mi sta sul fiato sul collo perchè io trovi la felicità nelle piccole cose: nella tosse di mia madre che mi sveglia la mattina presto, nel mio cagnolino che aspetta freneticamente i miei occhi aperti, nel colore di quei tramonti, nelle valigie piene di speranze...già comincia un'altra vita. 

Sapete, quando ho visto il ghiacciaio "perito moreno" ho pianto, non so perchè, ma sono rimasta talmente stupita da tutto quel bianco che le lacrime fuoriuscivano come su di una bambina. 

In quel momento forse ero nel giusto equilibrio, in quel momento un esercito della mia guerra ha chiamato la resa. 

Ero sola, ero felice per i colori di un paesaggio inedito, ed ero immersa nei meandri del mio cervello, ero alla scoperta di un'altra me, però ero dall'altra parte del mondo. 

 

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